Malgrado il livello non eccelso delle canzoni proposte, Sanremo è una manifestazione ancora molto importante nel 1970 e molti sono i brani che, partendo da questa manifestazione, prendono d’assalto le classifiche di vendita dei 45 giri. La prima classifica stravolta dalle canzoni di Sanremo è quella del 14 marzo e vede l’ingresso tra i primi dieci di ben sette brani sanremesi. In testa c’è ovviamente Celentano, forte della vittoria al Festival, secondo Endrigo che con “L’arca di Noè” si toglie le soddisfazioni che in termini di vendite non aveva raccolto con “Lontano dagli occhi”. Al quarto posto “La prima cosa bella” di Nicola Di Bari, che in un paio di settimane diventerà la canzone regina della Hit Parade (come diceva allora Lelio Luttazzi) e alla fine sarà il disco più venduto del Festival. Il quinto posto è appannaggio dei Camaleonti con “Eternità”, mentre al sesto c’è “La spada nel cuore” nella versione di Little Tony. Antoine occupa il settimo posto con la sua “Taxi” e c’è gloria persino per Orietta Berti, al nono posto con “Tipitipitì”. E la settimana successiva l’occupazione è quasi totale. Resiste a stento al sesto posto “Venus” degli olandesi Shocking Blue, ma per il resto c’è solo Sanremo con l’ingresso anche di Mal (nono con “Sole pioggia e vento”) e Nada (decima con “Pa’ diglielo a ma’”). A metà aprile c’è anche la comparsa di “Io mi fermo qui” nella versione dei Dik Dik, che non era neanche approdata in finale. Da rilevare il successo extra-festival di “Fiori bianchi per te” del francese Jean-François Michael, un lentaccio da ballare “cheek to cheek”. Questo sarà l’unico successo di rilievo del cantante francese in Italia, anche se in seguito proprio il Festival di Sanremo lo chiamerà nel 1975 per cercare di dare un minimo di prestigio ad una rassegna in quell’anno paurosamente avara di nomi noti. Un altro che, partendo da Sanremo giungerà al successo piuttosto tardi (addirittura in piena estate) sarà Nino Manfredi, che alla rassegna ligure va solo in qualità di ospite (ed a quel tempo era davvero un’eccezione) per cantare “Tanto pè cantà”, vecchio pezzo lanciato anni prima da Ettore Petrolini, che però per le giovani generazioni rappresenta una vera e propria novità. Molto originale per esempio, per le canzoni di allora, l’introduzione parlata, recitata con un romanesco comprensibile a tutti da un Manfredi che ci mette tutta la simpatia del suo personaggio. Infine da segnalare una volta tanto l’ingresso in classifica di una canzone proveniente dall’Eurofestival, ma sarebbe stato strano il contrario visto che il rappresentante italiano in quella edizione era Gianni Morandi, ancora re Mida della canzone italiana. Morandi arriva a difendere i colori italiani per avere vinto “Canzonissima” (primo caso) e presenta “Occhi di ragazza”, un brano che inizialmente Rosalino doveva portare a Sanremo, ma che non piacque alla commissione selezionatrice. Gli autori del pezzo allora (tra cui Lucio Dalla) decisero di affidarla a Morandi per portarla all’Eurofestival. Lì il brano si piazza solo all’ottavo posto (su dodici partecipanti, tra cui un ancora sconosciuto Julio Iglesias che finirà quarto), ma poi si rifarà ampiamente, essendo tuttora uno dei brani più richiesti del cantante emiliano…