Adriana Lecouvreur di Cilea al Teatro Massimo
di Delia Romano
E' andata in scena la scorsa settimana al Teatro Massimo di Palermo la bellissima opera di Francesco Cilea, “Adriana Lecouvreur”, con un cast stellare e ampi consensi anche da parte dei numerosi turisti stranieri presenti in questi giorni in città. L’opera non viene rappresentata spesso, probabilmente per le difficoltà musicali e recitative che l’autore ha imposto ai cantanti e soprattutto alla protagonista, che sulla scena interpreta un’attrice di prosa innamorata del Conte di Sassonia.
La storia si ispira a un dramma realmente accaduto e riguarda l’eterno possibile dualismo fra donne innamorate, ahimè, dello stesso uomo che nell’opera sono Adriana e la principessa di Bouillon e culmina con l’avvelenamento della prima ad opera della seconda, con innocenti violette che l’attrice crede le siano state recapitate dall’amato.
La rappresentazione a cui ho assistito mi ha emotivamente coinvolto in primo luogo per la bravura dei cantanti, fra cui spiccano il soprano rumeno Angela Gheorghiu (che si alterna con Fiorenza Cedolins) nel ruolo di Adriana e Marianne Cornetti in quello della principessa di Bouillon, eccezionali interpreti di un duello fisico, psicologico e vocale che ammalia lo spettatore. Tuttavia anche le voci maschili non mi hanno deluso e un plauso particolare va al baritono palermitano Nicola Alaimo perfetto nel ruolo del Michonnet, il direttore del teatro della Comédie Francaise innamorato segretamente di Adriana.
Maestoso il direttore d’orchestra Daniel Oren che guarda ad uno ad uno i musicisti trascinandoli in un vortice musicale che entusiasma e travolge anche il pubblico e applaude esso stesso i cantanti battendo la bacchetta nell’altra mano. Sontuoso l’allestimento di Ivan Stefanutti che ha curato la regia, le scene e gli splendidi costumi mentre le luci sono di Claudio Schimd.
Deve dirsi che il regista ha spostato in avanti di due secoli l’azione che nell’opera di Cilea è ambientata nel settecento ma ciò non dispiace affatto dato che ben si comprende e non disturba, il riferimento alle dive teatrali dei primi del novecento cui fa da sfondo un bellissimo ed elegante bianco e nero.
Il coro del Teatro Massimo è stato come sempre all’altezza della situazione e il balletto eseguito da ballerini del corpo di ballo dello stesso Teatro Massimo impreziosisce l’opera, pur se svolto nell’ambito di uno spazio un po’ ristretto.
Alla fine il pubblico contento ha dispensato circa venti minuti di applausi ed ovazioni e questo non può che renderci orgogliosi. Finalmente il Teatro Massimo è tornato ai fasti di un tempo ponendosi ai vertici della cultura europea e speriamo allora che ci resti per sempre.
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